Esistono cose che arrugginiscono dentro di noi.
Cose che calcificano, si seccano, anche se hanno origini lontane.

Un conflitto passato caduto nell’ombra, una macchia di qualcosa che è uscito dai suoi confini.
Ed ecco che si crea una sedimentazione che con il passare del tempo indurisce. Diventa così dura che abbiamo paura persino di toccarla.
Così, semplicemente, ci rassegniamo e la allontaniamo dal nostro campo visivo affinché almeno non sia d’intralcio ai nostri passi.
Ma quella macchia è lì e non se ne va, non si risolve.
Gli anni passano e tutto diventa solo più scuro, relegato nell’angolo dell’occhio e al confine del cuore, ma sempre lì.

Finché un giorno si ha il coraggio di ascoltare quella rabbia che riecheggia e d’un tratto ci si gira.
E si fissa quel dolore. Esso ricambia lo sguardo e resta muto.

Ci facciamo coraggio e pensiamo “Devo risolvere questa storia. La trascino da anni diventandone sempre più responsabile!”
Nella notte, tiriamo fuori una busta dalle vecchie carte e scriviamo due righe su un foglio.
“Così almeno potrò dire ho provato a fare qualcosa”. Ogni epilogo inizia così: con un paio di righe e un po’di lacrime si pulisce pian piano un antico dolore.
Possono essere passati quindici anni, o mille.Finalmente il fuoco del nostro animo è pulito.

Nella foto l’opera:

I fornelli – Tutto può essere risolto anche dopo molto tempo, 56×56, acquerello su carta Fabriano 640 gr, 2020

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